L’ironia (Rubrica Liberamente)

di Lucia, Sarah, Elisa, Marianna, Carla

di Lucia Firinu

“ E’ dall’ironia

che comincia la libertà “.

Victor Hugo

L’ironia è una forma espressiva, con caratteristiche specifiche, che si differenzia dall’umorismo, dal sarcasmo, dalla comicità e da altre modalità di comunicazione.

Per alcuni filosofi l’ “ironia” è la capacità di interrogare qualcuno fingendo in modo esagerato di non sapere, un pò come faceva Socrate che, dichiarando apertamente il proprio sapere di non sapere e mostrandosi poco colto chiedeva, a coloro che si autodefinivano sapienti, spiegazioni su cose più o meno semplici della vita e li poneva nella condizione di rendersi consapevoli di conoscere meno cose di lui, nonostante palesassero il proprio sapere.

Federico Schlegel descrive l’ironia come un gioco che, in ambito letterario, consente al poeta di non fondersi mai completamente con la propria opera e di sorridere del lettore che invece si fa prendere talmente tanto dal gioco da consacrare la propria vita a giocare.

L’ironia dunque, diversamente dall’umorismo, conserva una vena beffarda e mordace.

Pirandello effettua una distinzione tra il “modo retorico e quello filosofico di intendere l’ironia”.

L’ironia intesa come figura retorica, allo stesso modo dell’umorismo, implica una contraddizione tra ciò che si dice e ciò che si vuole far capire al lettore, ma tale contraddizione risulta fittizia.

Pirandello spiega che l’ironia nasce come “avvertimento del contrario”, ossia dal contrasto tra apparenza e realtà, diversamente dall’umorismo che invece trae origine dal “sentimento del contrario”, ossia dalla compresenza di sentimento e riflessione.

La differenza tra le due modalità espressive viene esemplificata dall’autore mediante la descrizione di una donna anziana che si veste e si trucca come una ragazzina e che può generare sia una reazione ironica, attraverso l’”avvertimento del contrario”, ossia mostrando nell’immediato la situazione evidentemente contraria a quella che ci si aspetta “normalmente”, dando così vita alla risata comica, beffarda e ironica del lettore, che una reazione umoristica di “sentimento del contrario”, caratterizzata invece da una riflessione, che consente a ciascuno di non limitarsi al giudizio immediato, ma di prendersi il tempo per immaginare i motivi che possono aver spinto la donna a vestirsi e a truccarsi in modo inaspettato rispetto alla propria età.

La scrittura umoristica comprende dunque una parte di riflessione, del tutto assente in quella ironica e comica, che consente al lettore di immedesimarsi nelle fragilità dell’altro, di compatirlo e di reagire con una risata triste e amara che cela una debolezza comune di cui si è consapevoli e che consente la comprensione empatica dell’altro.

L’ironia in ambito terapeutico va usata con molta cautela; esistono situazioni in cui la sua forza può essere sfruttata come provocazione per favorire, attraverso lo shock che una battuta ironica inaspettata del terapeuta può generare, l’attivazione di risorse del cliente che, messo davanti a una modalità comunicativa inusuale, può trovarsi inconsapevolmente costretto a modificare i propri schemi di pensiero e di ragionamento per cogliere il senso ironico della battuta ricevuta e per porsi sullo stesso piano comunicativo del terapeuta, trovando a sua volta una risposta ironica.

Ricevere una battuta ironica può consentire al cliente di entrare a contatto con il proprio modo di vivere il fastidio e la rabbia e può motivarlo a cercare modi inusuali di gestirli nel qui ed ora del setting terapeutico.

Inoltre l’ironia è una modalità comunicativa che può consentire al cliente di esprimere le proprie emozioni, piuttosto che reprimerle o rifiutarle.

L’ironia come risorsa per combattere i momenti difficili.

di Sarah

Tutti noi, nel corso della nostra vita ci troviamo di fronte a una miriade di problemi. Casa, lavoro, scuola, denaro, salute, ecc. Insomma, la vita ci pone continuamente davanti delle sfide da dover in qualche modo superare. Tra i svariati modi per poter riuscire ad affrontare una sfida o un problema, quello che preferisco è l’ironia.

L’ironia, o meglio l’autoironia, personalmente, mi permette di evitare di prendere troppo seriamente tutti i problemi che quotidianamente la mia malattia mi pone davanti, di prendermi in giro, e smorzare quelle che effettivamente a volte sono difficoltà insormontabili, trovandone il lato umoristico e quindi permettendomi non solo di reagire ma anche di difendermi dalle avversità con un sorriso. L’ironia, mi fa trovare la forza per poter fronteggiare momenti critici e scoprire pure soluzioni che in un momento diverso probabilmente non avrei trovato.

La persona con senso dell’ironia, non è una persona che non soffre o che sminuisce il problema, ha semplicemente trovato un modo per distaccarsi e adattarsi esso, riuscendo quindi a vivere con più leggerezza e a guardare con occhi più sereni gli eventi avversi.

Parafrasando, Freud ne “L’umorismo” scrisse che: “L’umorismo ha non solo un che di liberatorio, come il motto di spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante. L’Io rifiuta di lasciarsi affliggere dalle ragioni della realtà. di lasciarsi costringere alla sofferenza, insiste nel pretendere che i traumi del mondo esterno non possano intaccarlo, dimostra anzi che questi traumi, non sono altro per lui che occasioni per ottenere piacere. Quest’ultimo elemento è assolutamente essenziale per l’umorismo. L’umorismo non è rassegnato, anzi esprime un sentimento di sfida e costituisce non solo il trionfo dell’Io, ma anche quello del principio del piacere, che riesce in questo caso ad affermarsi a dispetto delle reali avversità”. Anche se Freud parla di “Umorismo”, a mio parere il significato è affine a quello dell’ “Autoironia”, perché entrambi ridimensionano le situazioni sgradevoli, nel secondo caso assumendo l’ottica di un osservatore esterno e quindi cogliendo con umorismo gli aspetti che ci riguardano.

Ovviamente l’autoironia e l’ironia non sono le sole scelte per poter difendersi o adattarsi alle avversità della vita, non esiste un modo giusto o sbagliato per affrontare i problemi, sono solo uno dei tanti strumenti per reagire. Questo vuol dire che qualsiasi modo si trovi per poter stare meglio, è perfetto. Sempre.

Ognuno di noi trova il proprio modo, e oggi vi ho raccontato il mio.

L’ironia nasce dal profondo desiderio di voler riemergere dall’abisso.

http://www.lacan-con-freud.it/1/upload/freud_umorismo_ear.pdf

VIA DALL’OLIMPO, MOMO !

di Elisa

“So di non sapere”

Socrate

Tanto tempo fa, precisamente nelle vicinanze della Tessaglia, Zeus, Prometeo e Atena decisero di fare una gara. Crearono a turno delle cose fantastiche e mai viste prima sulla Terra e chiesero al dio Momo di fare da giudice. Zeus presentò un toro possente, con delle corna enormi e un manto lucente. Dal canto suo, Prometeo creò l’uomo da un pugno di fango e un po’ di fuoco, una prova di maestria non da poco ! Infine venne il turno di Atena, che decise di portare in esame una bellissima casa. Le candide colonne del portico reggevano un bellissimo tetto color rosso scarlatto, e i muri dell’abitazione, alti e variopinti, definivano i perimetri di un alloggio degno di un re.

Una volta esposte con fierezza queste nuove creazioni, venne il turno di Momo, che le osservò molto attentamente prima di emettere la sua sentenza.

“Caro Zeus, senza offesa, sicuramente hai fatto un bellissimo lavoro, eppure secondo me c’è un errore madornale. Le corna di questo bellissimo animale, poste ai lati della testa, sono perfettamente inutili. Avresti dovuto posizionarle sopra gli occhi, per rendere più facile incornare il bersaglio!

Per quanto riguarda te, Prometeo, mi stupisci. Sei il creatore per eccellenza, ma non hai dotato l’uomo di un sistema per vedere nel proprio cuore e nei sentimenti!

Atena, sei imbarazzante. Costruisci una dimora così bella, così maestosa e regale…e non metti le ruote? E se dovessi trasferirmi per lavoro, come farei a portarla con me? Meno male che sei la dea dell’intelligenza !”

Offesi da un fare così burlesco, gli dei cacciarono Momo dall’Olimpo, tacciandolo di troppa ironia e poco rispetto nei loro confronti. Eppure, se ci pensiamo bene, non è che Momo avesse tutto questo torto. Insomma, le corna ai lati della testa non sono l’invenzione del secolo, diciamocelo.

In effetti, l’ironia è proprio questo, spesso e volentieri: dire la verità in modo tagliente e scherzoso, ma pur sempre la verità, con il rischio di essere allontanati dagli altri per troppo ardire. Oppure al contrario, potremmo anche essere apprezzati per questo modo sfacciato di affrontare la vita con un sorriso – o magari a volte un ghigno – sulle labbra. Anche Socrate, uno dei massimi pensatori dell’antica Grecia, elaborò la celebre frase “so di non sapere”, solo con il fine di simulare l’ignoranza davanti al proprio interlocutore, il quale sarà costretto a sviscerare l’argomento della discussione il più a fondo possibile. In questo modo, l’allievo sarà sottoposto a una serie di domande dallo stesso Socrate, alle quali, probabilmente, non saprà rispondere. E la verità, ancora una volta, sarà svelata in tutta la sua interezza: Socrate è il vero illuminato, colui che dimostra di sapere proprio ponendo ironicamente delle domande, mentre l’allievo capisce di avere ancora tanto da imparare.

Personalmente penso che l’ironia sia la mia arma migliore per affrontare la vita. Ed è anche un mezzo che, secondo me, utilizzano i più coraggiosi. Non è per niente semplice buttarla sul ridere quando il mondo ti casca addosso, o quando l’unica cosa che vorresti fare è imprecare e piangere davanti alle difficoltà.

Proprio come adesso, che mi sono trasferita per lavoro…e provateci voi a trasportare una casa senza rotelle, poi me lo raccontate.

“Pari Patta” di Stefano Benni, interpretato da Carla

Bibliografia:

L’umorismo. Luigi Pirandello, (1908).

Sullo studio della poesia greca. I greci e i romani. Saggi storici e critici sull’antichità classica. Friedrich Schlegel, (2008)

La grammatica di Dio. Stefano Benni, (2013).

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