Di umorismo, di barzellette, di flessibilità

Le persone comunicano tra loro scambiandosi messaggi;

affinché ci si possa comprendere è necessario parlare lo stesso linguaggio, altrimenti si può finire per fraintendersi.

Parlare un linguaggio comune consente agli esseri umani di fondare convenzioni comunicative che, partendo dal lessico, dalle regole grammaticali e sintattiche, si estendono a convenzioni molto più astratte che riguardano le caratteristiche culturali e psicologiche dell’individuo e della sua cultura.

Se, per esempio, io ritengo che il mondo mi sia avverso, nel momento in cui comunico con qualcuno, la mia idea che il mondo mi sia avverso condizionerà la mia modalità di strutturare i miei messaggi e il modo in cui interpreterò i messaggi del mio interlocutore: le mie regole personali dettate dalla mia personale visione del mondo, determineranno il mio modo di comunicare con l’altro e di interpretare il messaggio dell’altro.

Ogni messaggio comporta anche una serie di contenuti impliciti rispetto alla relazione e che riguarda il modo in cui due individui comunicano tra loro.

Se per esempio incontro per strada qualcuno che conosco ma lui si volta e guarda altrove, io noto che lui mi ha visto arrivare e noto che si volta a guardare altrove; può essere che quella persona mi stia trasmettendo un messaggio specifico di volontà di non comunicare con me, o che invece voglia comunicare qualcosa in maniera paradossale.

Il riso, insieme al singhiozzo dovuto al dolore profondo e all’orgasmo, costituisce un comportamento che accompagna fenomeni convulsivi e che, in parte, si prefigura come involontario. Benché l’ involontarietà di questi tre comportamenti possa far pensare che appartengano alle funzioni inferiori dell’essere umano, in realtà sembra che queste tre funzioni si siano sviluppate ” a causa di un’ipertrofia dei livelli superiori e del conseguente rapporto peculiare che si è venuto a instaurare tra i processi intellettuali corticali e ciò che accade al di sotto di essi”.

Il riso contiene evidenti contenuti psicologici, per questo spesso viene utilizzato all’interno del contesto psicoterapeutico.

Raccontare una barzelletta consente una prima fase di espressione di un contenuto informativo di superficie e di contenuti impliciti e una seconda fase, quella centrale,  in cui il materiale di sfondo viene improvvisamente portato all’attenzione determinando una sorta di paradosso tra i due circuiti di informazione che appaiono in contraddizione tra loro.

Bateson ipotizza che la barzelletta sia capace di invertire la figura – sfondo grazie all’umorismo e al paradosso.

Inoltre nella barzelletta l’ascoltatore diventa ” parte costitutiva del testo” in un senso che ha a che fare con l’autoreferenzialità.

La persona che ascolta la barzelletta si immedesima nei vari personaggi e in ruoli opposti tra loro.

La barzelletta risulta più efficace se viene costruita sull’implicito perché consente all’ascoltatore di fare ipotesi e di mettersi nei panni dei personaggi; l’esplicitazione del significato ne indebolirebbe l’effetto.

Nel momento in cui la barzelletta diventa enigma senza soluzione il legame tra umorismo e paradosso diventa più stretto, consentendo l’inversione figura – sfondo in uno scambio continuo dalla figura allo sfondo e dallo sfondo alla figura , come nei disegni di Escher.

Le barzellette, allo stesso modo dell’umorismo, consentono ” di illuminare sul vero giocando sul falso, attaccando attraverso il paradosso la certezza della nostra conoscenza”.

Il riso, all’interno di una barzelletta, può costituire l’espressione del raggiungimento di un comune accordo comunicativo che avviene in un ambito paradossale.

Spesso nel Setting terapeutico avvengono scambi paradossali che favoriscono spazi di libertà, caratterizzati anche dalla possibilità di parlare in modo assurdo o di immaginare alternative illogiche che possano favorire il cambiamento e  determinare una relazione terapeutica, e/o umana , soddisfacente.

La psicoterapia può essere definita come una serie di interazioni tra due o più individui che sanno di trovarsi dentro un Setting terapeutico, ossia in ” uno spazio relazionale altro” rispetto a quello abituale.

Il contesto psicoterapeutico, in termini batesoniani, è strettamente legato al contesto di gioco, poiché nello spazio psicoterapeutico, come nello spazio del gioco, è consentito ” l’autoesperimento di confondere i tipi logici che consente ai giocatori di scoprire nuove possibilità di pensiero e codificazione dei messaggi” ( Bateson).

Sia nel gioco che in psicoterapia risulta inevitabile l’uso del paradosso che implica che i giocatori stabiliscano insieme regole implicite ridefinibili di volta in volta.

Un altro paradosso è costituito dal fatto che la psicoterapia, allo stesso modo del gioco, è una cosa seria perché parla contemporaneamente di se ma anche del mondo esterno a se; il cambiamento che avviene dentro il contesto terapeutico è necessario che avvenga anche fuori, un pò come il gioco, che fa parte della vita ma allo stesso tempo ne è fuori.

Inoltre in psicoterapia, allo stesso modo che nel gioco, l’obiettivo non è tanto imparare un ruolo o un modo di vivere, quanto imparare come la scelta di un ruolo sia strettamente legata a una cornice.

L’umorismo, allo stesso modo della psicoterapia, è caratterizzato da un metamessaggio di gioco che, in modo paradossale, qualifica come fuori dalla realtà qualcosa che avviene all’interno di una realtà condivisa. Nell’umorismo della barzelletta si realizza il continuo capovolgimento tra figura e sfondo che consente a ciò che sembrava irreale di diventare reale in uno scambio continuo, dentro una cornice di umorismo.

La psicoterapia, l’umorismo e il gioco hanno dunque cornici molto simili;

l’umorismo si differenzia dal gioco rispetto al momento di capovolgimento in cui la cornice si abbassa fino a far oscillare l’intera struttura. L’oscillazione del capovolgimento produce il riso e, in qualche misura, obbliga chi è coinvolto nell’umorismo a una ridefinizione interna della realtà.

La psicoterapia solitamente viene associata più al gioco che all’umorismo, probabilmente perché il collasso solitamente avviene all’improvviso e la tensione raggiunge un momento liberatorio costituito dalla risata che da un lato consente di esprimere il paradosso e dall’altro lato di liberarsi da lui.

L’umorismo, dunque, grazie alla risata, consente di accettare i paradossi ( Bateson).

Bateson considera l’umorismo necessario e utile all’interno della psicoterapia come possibilità di definire la relazione, ossia come stile di interazione.

Freud definisce l’umorismo, da lui inteso principalmente come interazione intrapsichica tra io e super – io, come ” non solo un che di liberatorio, come il motto di spirito e la comicità, ma anche un che di grandioso e nobilitante”.

Pirandello parla di umorismo come ” sentimento del contrario” che consente a ciascuno di andare oltre la risata e di porsi domande rispetto alla propria posizione nel mondo e aumentare il proprio livello di consapevolezza inconsapevole attraverso uno o più sdoppiamenti tra gli attori del dialogo umoristico.

L’umorismo presuppone una condizione di fiducia e di rilassatezza, un buon rapport tra i partecipanti che gli consente di non essere pericoloso.

Poiché il contesto psicoterapeutico si basa ugualmente su una relazione di alleanza e di fiducia tra i membri, l’uso dell’umorismo all’interno del contesto terapeutico risente del clima sicuro e di alleanza e dunque può essere usato come caratteristica del dialogo terapeutico che può assumere una cornice di tipo umoristico all’interno di una cornice di tipo psicoterapeutico: uno stile specifico che può essere adottato con clienti specifici, in fasi specifiche del percorso di psicoterapia.

In conclusione Bateson ricorda che l’umorismo, allo stesso modo dell’ironia, della buona battuta e delle metafore poetiche, consente all’esperienza di fare un salto di livello , di trascendere il letterale e di parlare anche di ciò che altrimenti risulterebbe indicibile.

 

 

Bibliografia:

Gregory Bateson: l’umorismo nella comunicazione umana

Gregory Bateson: mente e natura

Gregory Bateson: verso un ecologia della mente

 

 

 

 

 

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2 pensieri su “Di umorismo, di barzellette, di flessibilità

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