Il romanzo terapeutico: Oceano Mare

“Cosa diciamo quando diciamo: mare?

Diciamo l’immenso mostro capace di divorarsi qualsiasi cosa, 

o quell’onda che ci schiuma intorno ai piedi?

L’acqua che puoi tenere nel cavo della mano

o l’abisso che nessuno può vedere?

Diciamo tutto in una parola sola

o in una sola parola tutto nascondiamo?”

(Alessandro  Baricco )

Vi siete mai chiesti perché molti di noi amino scrivere e/o leggere storie, poesie, racconti, romanzi?

Alan Parry (1997) spiega che l’uomo è “narrativo per natura” in quanto ciascuno racconta storie su se stesso ancora prima di viverle.

Vi è mai capitato, prima di affrontare una situazione difficile o prima di fare un bel viaggio, di proiettarvi nel futuro e di immaginare cosa potrebbe succedere nella situazione che tra un po’ andrete a vivere? A me capita spesso e, in quei momenti, pronostico il futuro facendo largo uso della fantasia e dell’immaginazione.

Luhrmann (1998) definisce la narrazione luogo dell’ambiguità in quanto, spesso, si pone al confine tra finzione e realtà e fa largo uso di metafore che risultano per propria natura ambigue e, pertanto, consentono all’autore di dare al proprio racconto un significato che può essere interpretato in maniera del tutto variegata dal lettore.

Inoltre, sia l’autore che il lettore possono vivere e interpretare in maniera differente una stessa storia a seconda della fase di vita che stanno vivendo. Vi è mai capitato di riprendere in mano un libro che avevate letto da bambini o durante l’adolescenza o, semplicemente, qualche anno fa?

Provando a fare il piccolo esperimento di “riesumazione” di un vecchio libro letto in fasi della vostra vita differenti rispetto a quelle che state vivendo ora, noterete come il racconto, la poesia o il romanzo vi potranno risuonare in maniera del tutto diversa e nuova rispetto al passato.

Numerosi studi evidenziano che il valore terapeutico delle narrazioni letterarie è favorito dall’uso di metafore.

Le metafore costituiscono “una via privilegiata” rispetto al cambiamento poiché consentono a ciascuno di “metariflettere” su se stesso, sul proprio vissuto, sui propri stati d’animo e sulla propria relazione con l’altro (Mc Mullen, 1996) (Groves, 1997).

Hynes (1988) parla di biblio-poetry-terapy, ossia di un modo di fare psicoterapia attraverso il dialogo terapeutico fatto di riferimenti letterari.

Milton Erickson, padre dell’ipnosi ericksoniana, ricorre spesso, all’interno dei suoi interventi terapeutici, all’uso di metafore, racconti, storie in alcuni casi inventati da lui e in altri casi presi dalla letteratura.

Il metodo narrativo viene spesso utilizzato all’interno dei vari approcci psicoterapici anche per favorire il superamento di grandi e piccoli traumi del passato.

Dreifuss (1990), per esempio, evidenzia come  leggere racconti e poesie a pazienti con diagnosi di cancro può essere d’aiuto nell’affrontare lo shock di una diagnosi infausta, stimolare processi creativi e migliorare la relazione con i care giver. Altri studi evidenziano come le narrazioni possono facilitare il superamento di traumi dovuti ad abuso sessuale (Dreifuss, 1990).

All’interno della mia esperienza clinica mi capita spesso sia di co-costruire con le persone in Psicoterapia delle storie e sia di utilizzare racconti, poesie, romanzi noti per raggiungere obiettivi terapeutici.

Ci sono molti romanzi che per me sono stati dei fari in momenti bui della vita; tra tutti due mi stanno particolarmente a cuore: ” Oceano mare” di Alessandro Barico e ” Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach, romanzi che poi ho avuto la fortuna di sfruttare in Psicoterapia con persone che condividevano la mia stessa passione.

Entrambi i romanzi sono molto metaforici e possono evocare parti molto profonde della persona.

Oceano mare ha costituito una piccola ancora di riferimento durante il processo terapeutico che ho svolto con una donna di 45 anni reduce di un alluvione che ha colpito la Sardegna alcuni anni fa, durante il quale lei e la sua famiglia hanno perso molte cose e molta della sicurezza rispetto al futuro.

Insieme ci siamo aggrappate alle onde di questo romanzo ( che non racconto per non sciuparne il gusto a chi non lo ha letto) che ci ha suggerito un amuleto ( un semplice braccialetto verde) da tenere al polso come rassicurazione verso la paura e l’ incertezza di piogge future.

In conclusione ritengo ogni genere di narrazione una delle più grandi “fortune” a cui l’essere umano possa attingere e che possa costruire durante il corso della propria vita sia come momento di distrazione che come strumento terapeutico di ipnosi e di auto ipnosi.

Vi lascio con una bellissima frase di Baricco che, a ogni rilettura, evoca in me nuove sfumature emotive:

“il destino non è una catena ma un volo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere, lo potrebbe fare…” (A. Baricco, Oceano Mare, pp.130).

Bibliografia e sitografia:

Oceano mare.A.Baricco

 Dreifuss K. E.: Cancer stories: Creativity and self-repair. Hillsdale, NJ, USA: Analytic Press, Inc. (1990). xiv, 267 pp.

Hays K. F.: Journal writing with clients: An introduction and case history. Keller, Peter A. (Ed); Heyman, Steven R. (Ed); et-al. (1988).

Hynes A. M.: Some considerations concerning assessment in poetry therapy and interactive bibliotherapy. Arts-in- Psychotherapy. 1988 Spr; Vol 15(1): 55-62

Luhrmann T. M.: Partial failure: The attempt to deal with uncertainty in psychoanalytic psychotherapy and in anthropology. Psychoanalytic-Quarterly. 1998 Jul; Vol 67(3): 449-473

Parker L.J.: Modern functions of vision and voice. Journal-of-Mental-Imagery. 1998 Spr-Sum; Vol 22(1-2): 31-70

Parry T.A.: Reasons of the heart: The narrative construction of emotions. Journal-of-Systemic-Therapies. 1998 Sum; Vol 17(2): 65-79

Parry T.A.: Why we tell stories: The narrative construciton of reality. Transactional-Analysis-Journal. 1997 Apr; Vol 27(2): 118-127

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4 pensieri su “Il romanzo terapeutico: Oceano Mare

  1. Io leggo e rileggo IL PICCOLO PRINCIPE! Ogni volta per me è un’esperienza unica, sicuramente molto doloroso, ma istruttivo: condivido tutto di quel libro, dalla morale alla profonda saggezza che solo i bambini possono avere.

    Trovo un sincero conforto nella saggistica che tratta archeologia o la storia antica in generale. Adesso sto portando avanti uno studio sulle religioni preistoriche e protostoriche… non sono dei romanzi, ma sono comunque interessanti e – perchè no? – parecchio divertenti !

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  2. Tu sai che io amo gli studi sulle religioni preistoriche e protostoriche e che non vedo l’ora di leggere il tuo lavoro che immagino interessantissimo? 😍. Un abbraccio. Ps. Il piccolo principe è ugualmente bellissimo, oserei dire catartico!!!

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