Il cambiamento in psicoterapia

Molte persone si rivolgono allo psicoterapeuta perché desiderano cambiare. La richiesta più comune è:

“vorrei cambiare me stesso; vorrei essere diverso”.

Poiché amo le immagini, i rebus e i giochi di parole, spesso sfrutto questo canale comunicativo per dare le spiegazioni che mi vengono chieste.

Alla domanda “mi aiuta a cambiare” mi piace rispondere così:

  • mostro al cliente la seguente immagine e chiedo:

secondo te che numero manca?

La gran parte delle volte la persona non riesce a trovare la soluzione al problema, benché si impegni moltissimo nel Cercare di capire che numero manchi.

A quel punto ripropongo la stessa identica immagine, però ruotata di 180 gradi,

e rifaccio al cliente la stessa identica domanda:

  • che numero manca?

Il cliente mi guarda e, dopo un attimo di sconcerto e in meno di un nano secondo, risolve il problema, senza che io lo aiuti in nessun altro modo se non ruotando il foglio di 180 gradi.

Al riguardo mi viene in mente un vecchio cliente, un ragazzo di 27 anni con cui avevo lavorato circa un anno prima per un disturbo d’ansia, che mi contatto per un’ “urgenza”. Quando ci vedemmo mi raccontò che era arrabbiatissimo con se stesso. Lo avevano contattato per ben tre colloqui di lavoro; lui era andato a sostenere tutti e tre i colloqui, ma poi si era sentito troppo poco competente per accettare un incarico di lavoro. Ora si sentiva un fallito e un’incapace. I genitori e la ragazza erano molto sfiduciati nei sui confronti. Temeva di non riuscire a risollevarsi “mai più” da questo stato.

Gli chiesi:

-ma i colloqui di lavoro come sono andati?

-Bene, però non mi è servito a nulla.

-Come non ti è servito a nulla?Oltre a te c’erano altre persone che dovevano sostenere il colloquio?

  • Si, parecchie.

  • Quello che è successo ti sembra di poco conto? Tra tutte le persone che hanno partecipato al colloquio loro hanno scelto te, ossia hanno reputato che tra tutti tu fossi il più adatto e competente per quell’incarico. Inoltre: tu hai sostenuto ben tre colloqui di lavoro a distanza di pochissimi giorni e li hai sostenuti tutti e tre con successo, visto che tutti e tre erano intenzionati a farti un contratto.

Il ragazzo per qualche istante rimase stranito, poi mi guardò sconcertato e rispose: non avevo considerato le cose da questo punto di vista.

Gli bastò quel colloquio.

In seguito mi mandò, di tanto in tanto, dei messaggi per aggiornarmi sui passi avanti che stava facendo. Dopo circa 20 giorni sostenne un nuovo colloquio di lavoro e accettò con ottimi propositi l’incarico; nello stesso periodo prese la patente e andò a convivere con la compagna.

La mia parte di lavoro fu probabilmente importante per aiutarlo a innescare il cambiamento, ma fu minima, come girare un foglio di 180 gradi;

mi limitai a mostrargli il suo problema da un punto di vista nuovo, al resto pensò lui, in modo del tutto autonomo.

Scoprì di avere molte più risorse di quante Se ne fosse attribuito fino ad allora.

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