Il silenzio terapeutico

img_7391“L’alone che trascende le cose è la loro parte migliore”

Christian Morgenstern

Christian Morgenstern fu un poeta simbolista tedesco che, tra la fine dell’800 e i primi del 900, scrisse poesie insolite, spesso ironiche e fuori dagli schemi comuni.

Il canto notturno del pesce è una poesia segnica con cui l’autore mette in evidenza “l’assurdo interno ad ogni apparato linguistico, gli equivoci e le contraddizioni latenti ogni orizzonte simbolico”(Santagostini).

La poesia di Morgensten rappresenta un esperimento di scrittura del silenzio che riesce a parlare senza ricorrere alla parola.

Più volte, nel corso del tempo, ho sperimentato e ho consentito di sperimentare ad alcuni miei clienti il potere di questa poesia di Morgenstern, che riesce a parlare in maniera atipica: le bastano segni e spazi vuoti per raccontarsi.

Potete provare a cimentarvi anche voi in questo esperimento poetico e dentro potrete incontravi vecchie note, musiche , immagini e oceani profondi.

E altro ancora.

Potrete constatare che, ogni volta che la riprenderete in mano, sarà capace di regalarvi emozioni nuove.

I silenzi, oltre a essere uno strumento poetico, svolgono un ruolo essenziale nell’ambito psicoterapico;  spesso costituiscono lo spazio in cui il terapeuta e il cliente possono concedersi di deporre “le armi sicure” del linguaggio per provare ad immergersi nello spazio incerto dei gesti, degli sguardi, delle espressioni, dei movimenti del viso e del corpo, delle lacrime.

I silenzi possono creare molto imbarazzo;

ma proprio l’imbarazzo del silenzio spesso consente, attraverso la scansione dei tempi di una sospensione ambigua e partecipata tra il detto e il non detto,  di aprire varchi di possibilità tra il prima e il dopo, attraverso il qui e ora.

I silenzi possono dunque consentire allo psicoterapeuta e al cliente di so-stare nel qui e ora, al di là di ciò che è stato e di quello che sarà.

Durante l’ipnosi il cliente e il terapeuta, talvolta, raggiungono un livello profondo di focalizzazione e di sintonizzazione reciproca che gli permette di enfatizzare non tanto ciò che dicono quanto il modo in cui lo dicono, il tono che usano, il ritmo e il suono della voce, i silenzi.

I silenzi vanno ascoltati, accettati  e condivisi.

Il terapeuta può modulare i silenzi del cliente partendo dalla continua osservazione, accettazione, condivisione e amplificazione  dei suoi tempi fisici, dei suoi respiri, del suo battito.

Infine mi vengono in mente i racconti terapeutici.

All’interno dei racconti le pause fungono da protagoniste e contano quasi più delle parole; sono loro infatti a creare l’attesa utile per predisporre la mente del cliente ad accettare messaggi a più livelli.

Quei messaggi, spesso, costituiscono i precursori del cambiamento.

Bibliografia

Morgenstern Christian,1990. Fatti lunari.

Santagostini M.. I simbolisti tedeschi.

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