RUBRICA LIBERAMENTE: Connessione e interconnessione di Lucia, Sarah, Marianna, Elisa, Carla

Video con Racconto poetico

scritto da Sarah

e interpretato da Carla

Magari davanti a un caffè

di Lucia Firinu

I. Social network

Ore 24.05

Facebook.

Un gioco:

prendi il tuo iPhone,

scorrilo,

scrivi l’elenco dei tuoi canali preferenziali,

poi,

attendi il responso: con un click ti diremo quanto sei aggiornato.

Facebook, Instagram, Snapchat, YouTube, telegram, whatsapp, messenger, Gmail, wordpress, LinkedIn, google, drive, Vimeo.

Risultato: 75% di aggiornamento, non male ma puoi migliorare.

Aggiornati.

Una ragazzina a cui ieri ho dato l’amicizia commenta il mio post-sondaggio-gioco.

“Devi aggiornarti, i tuoi canali sono vecchi.”

Il suo commento mi imbarazza, mi sento inadeguata, poco aggiornata.

Temo che qualcuno legga il suo commento e possa farsi un’idea sbagliata di me.

Cerco una replica valida da scrivere, una giustificazione.

Trovata.

“ Forse hai ragione, però considera che è un elenco tratto dall’iphone di una quarantunenne che si impegna al massimo per cercare di stare al passo con i tempi ma, siccome il passo di questi tempi è più veloce della luce, spesso la quarantunenne si ritrova con il fiato corto e, a quel punto, è costretta a rallentare per cercare di recuperare almeno un po’ del fiato che ha perso.”

Silenzio.

Forse ho azzeccato la risposta.

Non replica.

Provo a entrare nel suo profilo.

Mi ha bloccato?

MI HA BLOCCATO!!!

Peccato, ero finalmente arrivata a 100.

100 amici di chat.

Adesso, per colpa di questa “pischella”, sono retrocessa a 99.

Va boh, prima o poi il centesimo definitivo arriverà e allora qui si farà una grande festa.

Ci saranno auguri con coriandoli e stelle filanti da premere a volontà. 🎉🎉🎉

Non vedo l’ora.

Fremo all’idea di questa grande felicità.

II. Il nero da considerare

Eccoci, siamo una marea: sociologi, psicologi, antropologi, insegnanti, filosofi, pittori, musicisti, cantanti, attori, poeti, scrittori intenti a scrivere e descrivere rischi e pericoli dell’era digitale;

sono quasi certa che ciascuno di noi ha scritto almeno un articolo o condotto un seminario sui rischi che corrono i nativi digitali, sulle amicizie e sugli amori a portata di click.

Non c’è più contatto.

Bauman, sociologo di spessore che ha scritto libri estremamente interessanti e per il quale nutro una grande stima, parla di società liquida:

“i legami interpersonali sono stati sostituiti completamente dalle connessioni”, dice.

È vero. Non possiamo negarlo. Non possiamo non tenere conto dei rischi legati alla realtà virtuale.

III. Intermezzo

Penso, rifletto.

Penso alla mia professione di Psicoterapeuta e rifletto sul mio ruolo professionale.

Ritengo il mio lavoro estremamente affascinante.

Pratico una professione dotata di un fascino che conosce trucchi, ma che è anche capace di seguire i movimenti della natura umana, i suoi tempi; il suo è un fascino che, secondo me, si basa principalmente su due cardini: il linguaggio, la ricerca delle risorse proprie e dell’altro.

IV. Il bianco da sfruttare

Mi aggancio all’antropologia:

Ogni popolo parla una propria lingua madre o lingua naturale;

noi italiani, per esempio, parliamo la lingua italiana e tra noi, grazie al nostro linguaggio comune, riusciamo a comunicare e a scambiarci informazioni.

Esistono poi i dialetti: ogni regione italiana è caratterizzata da un proprio dialetto.

Un “continentale”, per esempio, difficilmente riuscirà a capire quello che dicono due sardi che parlano tra loro in dialetto.

Per capire il nostro dialetto, ma anche le nostre abitudini e il nostro modo di pensare, uno straniero deve stare a stretto contatto con il popolo sardo per un bel po di tempo.

Il sardo è un dialetto difficilissimo sia da capire, che da fare proprio, che da parlare.

Il mondo digitale può essere paragonato a una lingua o a un dialetto.

I giovani sono inseriti in un mondo che rappresenta il loro mondo, e parlano una lingua, -la lingua digitale- che costituisce la loro lingua naturale.

Vista da fuori la loro può sembrare una lingua incomprensibile e piena di rischi, e forse lo è, ma è anche una lingua interessante e stimolante;

poiché si tratta di una lingua diversa dalla nostra, se vogliamo capirla dobbiamo impararla.

Bateson, antropologo e padre della terapia sistemica, riferendosi al lavoro degli antropologi, dice una cosa che mi emoziona moltissimo e che, secondo me, può essere valida anche per la figura dello psicoterapeuta; egli afferma che l’antropologo, per capire veramente e nel profondo un popolo, non deve limitarsi a guardare con gli occhi di quel popolo ma deve sforzarsi per guardare attraverso i suoi occhi.

La differenza tra le due possibilità -guardare con gli occhi o guardare attraverso gli occhi- sembra piccola ma, in realtà, risulta sostanziale, una di quelle differenze che fanno la differenza, e che la segnano.

Se io, in qualità di psicoterapeuta, decido di assumermi la responsabilità di lavorare con i giovani di oggi che parlano prevalentemente il linguaggio digitale, non potrò accontentarmi di guardare il loro mondo con i loro occhi, dovrò sforzarmi di guardarlo attraverso i loro occhi:

quello è il loro mondo, quella è la loro lingua.

Io, se voglio parlare con loro, non posso fare a meno di imparare la loro lingua; altrimenti potrò cambiare strada e scegliere, per esempio, di lavorare con gli anziani.

Non sarà facile neanche lavorare con loro. Dovrò comunque aggiornarmi. Continuamente.

Il nostro non è mai un lavoro facile.

La verità è che loro, i giovani, sanno fare moltissime cose che noi neanche immaginiamo.

Noi adulti abbiamo molte cose da imparare da loro.

V. Un caso

Mi vengono in mente tanti casi di cui potrei scrivere.

Ne scelgo uno, non a caso, che ritengo significativo e che mi emoziona particolarmente.

C’è un ragazzo di circa 20 anni, viene da me perché si sente completamente solo, non ha amici, non ha un lavoro, ha paura a stare in luoghi affollati.

Vivono insieme a lui i genitori e alcuni gatti.

Lui ha una passione: gli piace moltissimo una cantante.

Decide di creare su Facebook, che sa usare molto bene, una pagina dedicata ai fan della sua cantante.

Inizia a dedicarsi con passione alla pagina della sua cantante: la aggiorna ogni giorno.

Ha ora un impegno fisso che mantiene con costanza.

In pochissimo tempo i like della sua pagina aumentano e la sua pagina diventa nota tra la gran parte dei fan di quella cantante.

Dopo qualche mese la cantante pubblica le date dei prossimi concerti che andrà a fare.

Lui posta subito, sulla pagina dedicata ai fan, le date dei concerti.

Il suo sogno più grande ora è uno: farsi coraggio e riuscire ad andare a un concerto della sua cantante, almeno una volta nella vita.

La sua cantante non è italiana e i concerti che ha fissato non sono in Italia.

Lui decide di formare un gruppo: forma su Facebook un gruppo privato dedicato ai fan della sua cantante che, da tutto il mondo, vorrebbero organizzarsi per andare a vederla dal vivo.

Si fa coraggio.

Trova un volo low-cost.

Prenota l’albergo.

Sceglie la camera singola.

Non se la sente di dormire con altri.

Anche io scelgo sempre la singola quando viaggio per lavoro.

Compra su un sito internet il biglietto per il concerto.

Scontato.

Ai genitori dice: “ io vado”.

I genitori pensano che non ce la farà mai ad andare.

Lui invece va e si gode, dal vivo, il concerto della sua cantante preferita e, per due giorni, pranza e cena con i suoi nuovi amici.

Ce l’ha fatta: è andato;

ha fatto tutto da solo e ha passato un pò di tempo lontano da casa e con persone nuove.

Ha toccato con mano la sua passione.

VI. Come passerotti

Qualche giorno fa leggevo un racconto di Doris Lessing in “ Racconti londinesi” che parla di tre passerotti: uno audace, uno esitante e uno pauroso.

Nel racconto c’è una donna che mette un mucchietto di briciole vicino ai tre uccellini: “il più audace esitò, poi si lanciò e volò via portandosene dietro una. Il secondo lottò contro se stesso, si sollevò dallo schienale della sedia ma a metà strada verso le briciole, il suo obiettivo, fu preso dal panico e con una piroetta e uno sbatter d’ali si voltò e tornò al suo posto.”

-Avanti, un pò di coraggio,-

lo ammonì lei.

Di nuovo l’uccellino esitante si alzò in volo, a mezz’aria ripetè lo scarto e il battere d’ali, librandosi per qualche secondo, e tornò indietro. Ma infine riuscì a superare la paura e a resistere al bisogno di fare dietrofront a metà strada, raggiunse le briciole e dimostrò che lo aspettava un fulgido futuro perchè ne raccolse parecchie, molto rapidamente, e volò via con il becco pieno a godersele.

L’ultimo passerotto rimase lì, da solo. Era molto giovane, questo piccolo, qua e là si vedeva ancora qualche traccia delle prime piume […].

-Avanti, fallo anche tu,- disse lei. Ma l’uccellino rimaneva li a guardare, per nulla coinvolto.

Poi un altro passero si posò sul tavolino tra le briciole e cominciò a beccare il più in fretta possibile. Era un uccello più vecchio, le sue piume non erano più fresche e giovani. E in quel momento il passerottino saltò sul tavolo, si rannicchiò, arruffò il piumaggio in modo da trasformarsi in una palla soffice e aprì il becco[…].

Alla vista del piccolo che si rannicchiava e si arruffava, l’uccello più vecchio reagì immediatamente riempiendogli di briciole il becco spalancato. La cosa andò avanti, con l’uccellino che chiedeva, come fosse stato ancora nel nido, e il genitore che lo nutriva[…].

-Guarda è tornato- disse lei, piena di tenerezza. – È il più piccolo.-[…]

-Avanti- sussurrò, -non è difficile-.

E allora..il passerotto con un saltello scese sul tavolo, tenendo gli occhi tondi fissi su di lei, goffamente prese una briciola, la inghiottì.

  • Dev’essere la prima volta che lo fa- sussurrò la donna, e gli occhi le si riempirono di lacrime.

  • Piccolino…- Il passerotto beccava con fare incerto. Poi acquistò sicurezza e presto divenne vorace come i suoi genitori, mentre lei gli spingeva vicino le briciole. In breve aveva ripulito il tavolino e spiccò il volo: da adulto.”

VII. Una volta

Una volta, da qualche parte, lessi che gli uccelli per uscire dal nido e imparare a volare si buttano. Rischiano.

Pochissimi cadono.

Quasi tutti volano.

Ogni uccello è dotato di ali, alcuni semplicemente non sanno di averle, o temono di non averle.

Per questo faticano ad usarle.

VII Facebook è anche questo

Facebook è anche questo: una grande risorsa sia per i giovani che per noi terapeuti: un ponte.

Teniamolo presente.

Mi sta molto a cuore che noi terapeuti, nel nostro lavoro, proviamo a utilizzare internet e i social network come possibilità che ci diamo e che diamo a chi cerca il nostro aiuto e parla la lingua digitale.

VIII.  E’ poi 

Ora vado.

Vado ad aggiornare il mio profilo.

Aggiorno anche il mio elenco.

Rifaccio il gioco e aspetto i commenti.

Aspiro ad aumentare la mia percentuale di aggiornamento e miro ad arrivare almeno a cento 💯 amici certi.

Sono una persona testarda.

Prima o poi raggiungerò il mio obiettivo.

Non vedo l’ora di festeggiare.

Sappiamo che una chat non è solo una chat.

Sappiamo che arriverà il giorno in cui avremo voglia di vederci dal vivo;

quello sarà un bel giorno.

Sarà il giorno in cui ci guarderemo negli occhi,

magari davanti a un caffè.

❤️

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Bibliografia:

Bateson G., Mente e Natura (1977).

Bauman Z., Modernità liquidità (1999).

Doris Lessing., Racconti londinesi (1991)

Reitia, aiuto, qui non prende !

di Elisa

In un mondo grigio e governato da ritmi innaturali, Reitia vagava per la Terra degli uomini senza meta, solo con la sua chiave in mano. Il lupo l’aveva abbandonata da qualche giorno, e anche l’airone era volato lontano, chissà dove.

Le persone sembravano cambiate rispetto all’ultima volta che aveva visitato la Terra, circa 2000 anni fa. La differenza maggiore stava nell’espressione dei loro gli occhi, che erano spenti, vuoti, e non avevano più la luce di un tempo, quando vivevano in accordo con il mondo.

Uomini, donne e bambini camminavano raramente, spesso correvano. Si muovevano velocemente sulle loro gambe, o su mezzi chiamati “macchine”, “biciclette”,”autobus”. Tutto era diventato molto lesto, così che anche il tempo sembrava in qualche modo stanco e affaticato.

Ma la cosa più assurda di tutte era un’altra, e nemmeno la Dea sapeva se definirla divertente, fantasiosa o terrificante. Tutte le persone erano dotate di uno strano dispositivo che tenevano sempre in mano: una specie di scatolina, o un guscio forse, che di tanto in tanto si illuminava con uno strano bagliore. A volte emetteva un suono fortissimo, come un trillo, un campanello spesso molto fastidioso, o per lo meno lei lo detestava! Quando squillava, tutti si accingevano a prendere il più velocemente possibile questo scrigno e, con una parola d’ordine – PRONTO ! – smetteva magicamente di strillare. Anche i bambini, innocenti per natura, erano soggiogati da questo strano aggeggio: se piangevano, le loro madri premevano un bottone, e la scatolina iniziava ad emettere immagini e suoni che subito calmavano i bambini. Notò che nell’istante in cui le persone posavano gli occhi sul meccanismo – proprio in quel momento – la scintilla si spegneva. Come se il fuoco dentro gli esseri umani, quello che Prometeo aveva riposto dentro il loro petto, diventasse in qualche modo più freddo. E la loro testa più pesante,pesantissima, china verso il basso,come se sorreggessero un peso trasparente che li spingeva dritti verso quel piccolo pannello luminoso.

Capì che gli esseri umani erano stati colpiti da una terribile maledizione. Il nome del macchinario infernale era “cellulare”, e quello bastò a spiegare tutto. Cellulare, da cella, la parola latina che designa una stanza, un tugurio, una prigione , insomma!

La Signora degli Animali, Reitia, colei che da sempre teneva le chiavi del mondo per aprire e chiudere i cicli della Natura, aveva perso il legame con il suo amore più grande: l’essere umano, rinchiuso con catene invisibili all’interno di una cella, che la sua chiave non poteva aprire. In preda al panico, cercò disperatamente di interagire con gli uomini.Provò a fermare qualcuno, e mostrando la sua chiave magica, chiese : “Mi scusi, lei ! Ha per caso visto il lupo e l’airone? Non riesco a trovarli nemmeno girando la chiave!”

“Come, prego?”

“il lupo e l’airone ! La mia chiave non gira più! Si dev’essere rotta la serratura del Mondo ! “

Tutti iniziarono a guardare la dea con occhi impauriti, Reitia venne allontanata perché la credevano pazza, e la cacciarono in alto, molto in alto su una montagna. Infine misero gli occhi sul cellulare, dimenticandosi dell’accaduto.

E piangeva, la Signora degli animali, le lacrime scorrevano come mai prima d’ora e sembravano fiumi sul suo suo volto . Ma a un certo punto vide un vecchio signore incedere lentamente verso di lei, e dietro di lui – che sorpresa! – il lupo e l’airone. Reitia corse verso i suoi animali, li abbracciò forte e singhiozzando, chiese:

“E lei chi è? Dov’erano i miei animali? Non mi dica che li ha presi con un cellulare! ”

“Io sono un contadino, vivo da sempre in questa montagna” rispose lui “ ho trovato i suoi animali che vagavano nel mio vigneto, e qui il cellulare non prende!”

“Non cosa?” domandò Reitia asciugandosi le lacrime.

“Non prende, signora !Qui siamo troppo in alto, manca la connessione ! “

Improvvisamente la chiave magica di Reitia iniziò a vibrare, si mise a girare e… finalmente funzionava ! Gli uomini, lassù, dove la connessione non prendeva, in realtà sembravano tutti molto più collegati alla realtà di quanto non lo fossero gli altri. Rispettavano i ritmi della natura e vivevano in accordo con il mondo intero, amandolo in pieno. L’aria era fresca sopra quella montagna, gli uomini avevano ancora il fuoco ardente e caldo dentro di loro, e nessuno sembrava avere un macigno sul capo.

Reitia non capì mai il significato della frase “qui manca la connessione”, né pretese di capirlo. Anche perchè a lei sembrava che in quel luogo la connessione fosse più forte che da qualsiasi altra parte. Quello che le bastava era lì, com’è sempre stato, dov’è sempre stato, tra gli uomini e la potenza del mondo, che si esprime ancora oggi nella bellezza degli alberi, nello scorrere impetuoso dei fiumi, nell’ampiezza del mare, o nelle altissime pareti delle montagne.

E quando, per esempio, salite sulle colline, o camminate lungo le sabbie di una baia bellissima, e il vostro telefono non prende, non disperatevi : la dea Reitia vi sta facendo un favore enorme, perché non vuole che voi abbiate distrazioni davanti all’incanto della Terra.

O magari non le piace la vostra suoneria, chi lo sa!

Racconti di immagini

di Marianna

  1. Connessione con l’universo

  1. Filo rosso del destino

3.Connessione con il mio Io

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3 pensieri su “RUBRICA LIBERAMENTE: Connessione e interconnessione di Lucia, Sarah, Marianna, Elisa, Carla

  1. Caspita. Leggerti è come essere davvero davanti a te a bersi un caffè o forse un the. Con calma. Con queste parole fluide che escono e si mescolano con i temi. Grandi temi.
    Mia figlia è una nativa digitale, io no. Ho dovuto imparare questo nuovo alfabeto. Lo uso. Esattamente come uso l’aspirapolvere o la tv. Siamo in questo periodo. Questi sono gli strumenti.
    Ammiro la tua professione. In vita ho fatto sei psicoterapie. L’ultima psicoterapeuta per me era la migliore ma l’ho incontrata solo una volta: donna etica aveva in cura il mio partner e non poteva avere me. Ganza.
    Buon pomeriggio cara

    Mi piace

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