Liberamente

A partire da oggi nasce, all’interno del mio blog, una nuova rubrica, dedicata ai giovani, che tratterà tematiche, pensieri e problematiche giovanili. Siccome io ormai non sono più tanto giovane, cureranno la rubrica insieme a me 4 giovani collaboratrici, tre delle quali hanno meno di 30 anni, Elisa e Sara, Carla e Marianna che ringrazio infinitamente per il bellissimo regalo che hanno deciso di farmi attraverso la loro preziosissima collaborazione.

Il titolo ” Liberamente” è stato scelto da loro, cosi come l’argomento da trattare nel nostro primo articolo: la libertà.

Ciascuna di noi si occuperà di parti specifiche in cui è più ferrato, in modo da rendere la rubrica favolosa!

Io mi occuperò di scrivere articoli che diano ai temi scelti, in modo più o meno indiretto, un taglio psicologico;

Sarah e Elisa tratteranno lo stesso argomento dal proprio modo di vedere il mondo come giovani donne;

Marianna ci regalerà da bellissimi disegni creati da lei partendo dall’ispirazione del tema trattato;

Carla, con la sua bellissima voce, interpreterà i video ne creeremo rispetto a ciascun argomento.

A ogni pubblicazione della rubrica troverete dunque:

tre articoli, un disegno è un video.

Abbiamo cercato di curare ognuna di queste parti in modo specifico, creativo e con il cuore.

Speriamo gradiate il nostro sforzo.

Questo nostro primo articolo nasce in modo molto semplice e con la speranza che possa piacere e dare qualche piccolo spunto di riflessione a ciascuno di voi.

Per primo trovate il mio articolo, poi quello di Sara e poi quello di Elisa.

Poi trovate l’immagine creata da Marianna, che parla appunto di libertà.

Alla fine trovate un piccolo video con una storia Sufi interpretata da Carla;

vi consigliamo di guardarlo, secondo noi è bellissimo.

Buona lettura e buona visione.

A proposito: la nostra rubrica uscirà il lunedì, ogni quindici giorni, a partire da oggi.

La libertà

A corpo libero

( di Lucia Firinu)

Carl Gustav Jung, psichiatra, psicoanalista, filosofo e antropologo svizzero,  ne ” Il libro rosso” si occupa in modo approfondito del tema della libertà; egli sostiene che la libertà, di cui ciascuno dovrebbe prendersi cura e coltivare, è quella interiore, da lui definita come” vera” libertà che può essere raggiunta attraverso un viaggio interiore negli abissi più profondi da cui si può riemergere dopo aver esplorato le parti inesplorate e inespresse del ” sé”, liberandosi dalla propria prigione, costituita principalmente da “strutture mentali convenzionali” .

Nel cercare di scrivere questo articolo in realtà i miei pensieri si sono discostati dall’ambito strettamente psicologico e, come prima cosa, mi è venuto in mente il concetto di libertà corporea veicolato dall’immagine di me all’età di dieci o undici anni, vestita in tuta da ginnastica, insieme ai miei compagni di classe, intenta a fare esercizi “a corpo libero”.

L’immagine che la mia mente ha creato pensando al tema della libertà mi ha incuriosito e ho provato a esplorarla.

Ho cercato su google la definizione di “corpo libero” che wikipedia descrive come “specialità della ginnastica artistica caratterizzata da una serie di esercizi privi di musica e senza l’ausilio di strumenti specifici al di fuori del suolo”. Ho dunque dedotto che la pratica del corpo libero, in ambito sportivo, necessita di un unico protagonista: il corpo umano, a cui viene data la libertà di esprimersi per quello che è, o per quello che vuole mostrare di saper fare, senza dover  ricorrere ad alcun ausilio.

Sempre a proposito di libertà legata alle sperimentazioni corporee, in ambito artistico Carsten Holler si è occupato sin dal 1986 della natura umana e della percezione che ciascun essere umano ha di sé, della propria posizione nel mondo; per favorire lo scambio sperimentale tra l’individuo e l’ambiente Holler spesso crea installazioni atte a favorire condizioni di spaesamento e di incertezza e cerca di facilitare l’integrazione tra vista e corpo mediante la costruzione di intrecci continui, precari, instabili e costanti tra scultura, pittura, fotografia, musica, teatro, cinema, sperimentazioni scientifiche;

nel corso del tempo l’artista è riuscito a creare numerose installazioni che consentono alle persone di scegliere liberamente se limitarsi a osservarle o se toccarle con mano, interagire con loro, sperimentarle con il corpo.

Il corpo, in entrambi i casi descritti sopra, può dunque essere definito come un facilitatore di varie forme di libertà.

Ma il corpo, per altri, può invece costituire una prigione con cui dover continuamente fare i conti e scendere a compromessi.

Una persona affetta da una disabilità fisica  potrà trovarsi costretta a rinunciare o ad abbandonare l’idea comune di libertà legata al movimento corporeo e si troverà invece nella condizione di dover cercare di sperimentare forme di libertà corporea del tutto personalizzate, a volte minime; in alcuni casi, la stessa persona, dovrà addirittura aggrapparsi ad accenni di libertà del proprio corpo.

Una volta una paziente affetta da una malattia oncologica grave, durante un colloquio di psicoterapia, mi parlò del dolore e della sofferenza come possibilità per esplorare nuove forme di libertà: quelle libertà sottili di cui raramente ci prendiamo cura.

Mi fece l’esempio delle dita della mano.

La gran parte di noi possiede entrambe le mani e tutte e dieci le dita e le usa per fare un sacco di cose: scrivere, guidare, cucinare, mangiare.

Le nostre mani sono talmente integrate nella nostra quotidianità che quasi ci scordiamo di averle.

Può però capitare che un giorno arrivi un dolore e che questo dolore colpisca una delle nostre mani o una delle nostre dita di una mano.

Supponiamo che un giorno il mignolo della nostra mano sinistra subisca un trauma e inizi farci male.

In quel momento quella piccolissima parte del nostro corpo diventa il nostro pensiero più importante, il nostro mondo.

Il dolore ha la capacità di metterci a contatto con il mignolo della nostra mano sinistra e di esplorare, attraverso questa differenza corporea,  la libertà.

Paradossalmente la privazione di libertà riesce a metterci a contatto con la nostra libertà e ci consente di esplorarla in modo molto profondo.

Il mio dito, a causa del trauma subito, non può più flettersi;

a causa del mio dito non riesco più a impugnare la penna per scrivere, o il cellulare per chattare.

Non posso più guidare.

Ho bisogno di qualcuno che guidi la macchina al mio posto.

Quanta libertà può darci il dito della mano sinistra e quanto poco, prima, abbiamo esplorato le possibilità di libertà che una parte piccolissima di noi può offrirci?

Riallacciandomi all’ambito strettamente psicologico, al corpo e alla disabilità, mi viene in mente l’ipnosi ericksoniana e mi viene in mente per esempio l’autoipnosi come possibilità per ciascuno di creare e esplorare forme del tutto personali di libertà.

La libertà è come l’aria

( di Sarah )

La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

(Piero Calamandrei)

Sin da bambina ho avuto modo di esprimere al meglio ciò che avevo dentro me. Ho avuto la possibilità di poter decidere ciò che mi faceva stare bene (nei limiti educativi, ovviamente) e di scegliere e manifestare, cosa fosse in quel momento, il meglio per me. Dalle cose più piccole, come la scelta dei vestitini e scarpine da mettere da bambina, a quando son cresciuta, lo sport che più mi piaceva, le mie prime opinioni e la scuola che facesse al caso mio.

Son stata fortunata in tutto ciò, i miei genitori mi hanno sempre lasciata libera di scegliere, di esprimermi, senza forzarmi in nessuna cosa, nonostante potessero non essere d’accordo.

Piano piano, cominciavo tra un passo e un altro a spiccare il mio volo, a sentirmi sempre più libera, e mai avrei pensato che la libertà potesse esprimersi in un altro modo, dopotutto io ero pronta, cosa sarebbe mai potuto succedere?

Avevo sempre pensato all’importanza della libertà d’espressione, di pensiero, di azione. Non avevo mai pensato a quanto potesse essere importante la libertà fisica, è una cosa a cui si pensa solo quando viene a mancare. Così purtroppo, mi son ritrovata in un grande intoppo, mentre provavo a volare. Le mie ali facevano molta fatica. Una malattia invalidante progressiva ha cominciato a farsi strada dentro me, e all’inizio non ho subìto grandi conseguenze, certo la mia quotidianità ha cominciato a cambiare, ma la mia libertà era ancora lì, la vedevo e la toccavo ancora. Le mie scelte, il mio futuro, le uscite con le amiche, i miei progetti, erano presenti.

La situazione negli anni è cambiata. lentamente vedevo ciò che era essenziale per me, sempre più lontano. La mia libertà mi aveva accompagnata sin da piccola, e cominciavo a sentirmi legata.

Fino ad ora, imprigionata nel mio stesso corpo. Il corpo che fino a poco tempo fa mi regalava la libertà, ora mi rende prigioniera. Come un uccellino in gabbia. La mia malattia, ora, programma tutto per me. Prendere i farmaci, attendere, riposare e sperare mi dia un attimo di respiro. Tutto è deciso da lei. Ormai è diventata una convivenza la nostra, lei ovviamente non rispetta me e invece io sono costretta a rispettare lei, e non ho più quel senso di delusione quando mi toglie, non ho più il panico di non sentirmi libera. Aspetto, attendo e aspetto ancora, fino a quando cogliendola impreparata mi prendo il mio bel respiro di libertà, che non è mai abbastanza, ma è sempre meglio di niente, no?

Tutt’ora ho difficoltà a confrontarmi con questo tipo di compromesso, dover lasciare per un attimo le redini e farmi guidare senza opporre troppa resistenza a ciò che la mia malattia mi impone. Nel mentre però, ho imparato ad aspettare, a non avere fretta, a cambiare i piani continuamente, il resto credo verrà da sé. Imparare a trovare una nuova libertà, diversa da quella a cui ero abituata, provare a trovarla dentro me e non all’esterno.

È questa la mia nuova sfida.

La libertà sta nel mezzo – Atlante, Mercurio e Ercole

( di Elisa )

“Per duro fato Atlante sostiene l’amplissimo cielo,

ritto col capo lo regge, con l’infaticabili mani.”

Esiodo

Ai confini della Terra, da qualche parte presso le Esperidi, un gigante di nome Atlante è condannato a sorreggere il peso della Terra, fino alla fine dei tempi.

Atlante non è per niente felice di svolgere questo gravosissimo incarico, e pensate che un giorno chiese a Ercole di farsi sostituire, giusto per potersi fare un giro e sgranchirsi le gambe. Solo per un giorno, e solo per sentirsi libero da quella sua costrizione, ma purtroppo per lui, subito dopo, Zeus lo riportò nella sua posizione, e il gigante riprese sulle spalle il globo terrestre. Ogni tanto Atlante cerca di muovere un po’ le gambe, o magari le spalle, ecco perché ci sono i terremoti ! Ancora oggi ci sorregge, con enorme pena e fatica, solo per non far cadere il genere umano nel vuoto.

Verrebbe un po’ da chiedersi : ma cos’ha fatto di male nella vita, questo poveraccio, per subire una pena simile?

La risposta è molto semplice: fece una scelta sbagliata. Durante una delle più temibili battaglie del nostro universo, dove i massimi dèi si contendevano il potere, Atlante si alleò con il dio Crono, ma fu Zeus ad avere la meglio. E da qui la condanna, atroce e impietosa, di sostenere la Terra.

Probabilmente ognuno di noi si è sentito come Atlante almeno una volta nella propria vita. Pensiamo a quante volte abbiamo dovuto portare un peso sulle spalle, un fardello che talvolta potrebbe non appartenerci, eppure ce ne facciamo carico ugualmente. E che sia per scelta o per costrizione, questo non migliora il nostro profondo senso di gravosità, e forse, non di meno, di solitudine davanti al problema.

Ma lasciamo da parte questa tragedia greca – per favore ! – e cerchiamo di essere un po’ più furbi di lui!

Mercurio, ad esempio – lui si che se la gode ! E’ l’essere libero per eccellenza, bello, agile, veloce ed è pure uno scapolone d’oro! Scelto per essere il messaggero degli dèi, venne dotato di ali vicino alle caviglie per poter volare più facilmente dall’Olimpo alla terra degli esseri umani. E se vi state domandando dove sia Mercurio in questo momento, la risposta è la seguente : DOVE GLI PARE E PIACE!

Una volta consegnati tutti i messaggi, Mercurio timbra il cartellino e vive una vita spericolata. Tra le sue passioni rientrano, in ordine : la divinazione, la passione per le sostanze e i mercati, inoltre è un ottimo accompagnatore di anime fino alle soglie dell’Ade, garante della comunicazione e non di meno padre dell’ inganno, protettore delle farmacie di tutto il mondo et dulcis in fundo – rullo di tamburi ! – trasportatore incallito di sogni e re dei ladri.

Chi di noi non sogna la vita di Mercurio? Viaggiare in lungo e in largo per il mondo, libero di attraversare le terre degli dei e degli uomini come meglio crede. Correre sul mare o nei deserti infuocati …vivere letteralmente sulle nuvole !

E anche qui, qualche dubbio sorge spontaneo. Ma non è che per caso questo Mercurio, tra tutti i suoi impegni, è il classico tipo che se la cava più o meno in tutto, ma non eccelle in niente? Se il peso del mondo, questa enorme oppressione, alla fine potrebbe uccidere Atlante, la troppa libertà potrebbe ammazzare Mercurio? Cosa succederebbe se un giorno ingannasse la persona sbagliata? O se si spingesse troppo in fondo nell’Ade e non riuscisse a far ritorno?

Di sicuro, arrendersi al peso delle incombenze non è la soluzione giusta, nessuno di noi vorrebbe essere un Atlante per sempre, ma probabilmente, alla lunga, la vita di Mercurio non porterebbe a nulla di buono.

La libertà sta nel mezzo e potrebbe avere la forma di Ercole.

Nonostante le sue fatiche siano diventate leggendarie, Ercole si impegnò duramente e con tutte le forze a sua disposizione per realizzare il sogno della sua vita: diventare un dio a tutti gli effetti e vivere finalmente sul dorato Olimpo.

Concedetemi una riflessione, se non è troppo, per riassumere cos’è la libertà, secondo me.

Essa non è vagare senza meta in lungo e in largo, probabilmente con molta confusione in testa e magari senza uno scopo preciso. La libertà, per me, è scrollarsi dalle spalle il peso del mondo, raggiungere ogni singolo obiettivo prefissato, con tutte le forze che abbiamo e forse anche con quelle che non abbiamo. Lottare, correre, gioire e piangere senza ritegno davanti a tutte le sfaccettature della vita. E infine, un giorno non troppo lontano, vivere la vita che ci piace in modo leggero, proprio come se avessimo le ali ai piedi.

-video-

Storia Sufi: “L’uccello indiano” interpretato da Carla

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