Vi raconto una storia.. ( storie per genitori di bambini che si apprestano ad andare a scuola)

Oggi ho pensato di raccontarvi una storia nuova;

la novità di questa storia non consiste nel fatto che sia stata appena sfornata, ma nel fatto che è la prima volta che la racconto e questo fatto mi emoziona molto perché è una storia che mi sta molto a cuore.

Ho pensato che, essendo lo scopo del mio blog quello di raccontare storie, questo possa risultare il “Setting” adatto a cui affidare questo racconto.

La storia parla di una Bambina che a sei anni, come la gran parte dei bambini, iniziò a frequentare la scuola primaria, denominata negli anni ottanta “prima elementare”. Alla Bambina, come alla gran parte dei bambini, piaceva andare a scuola e, come la gran parte dei bambini di sei anni, fremeva dalla voglia di imparare a scrivere e a leggere. La Bambina imparò facilmente a scrivere e a leggere e scopri che le piaceva un sacco fare entrambe le cose.

Prima di Natale la Bambina scrisse per la prima volta di proprio pugno una lettera a Babbo Natale e gli chiese come regalo due libri della Walt Disney: Alice nel paese delle meraviglie e Peter Pan. Babbo Natale la accontentò e le regalò entrambi i libri e la Bambina li lesse tutti d’un fiato.

Per la prima volta, in quel periodo,  la Bambina provò l’emozione di leggere da sola un’intero libro e poi di rileggerlo ancora e ancora.

Oltre che leggere alla bambina piaceva molto scrivere e infatti la sua materia preferita, ben presto diventò l’italiano.

La maestra della bambina era una donna semplice ma molto saggia e affettuosa: una maestra mamma.

Lei non era sposata e non aveva figli naturali: i suoi alunni per lei erano i suoi figli.

Era una maestra affettuosa che non risparmiava gesti d’affetto e che mostrava attenzione ai bisogni specifici di ogni singolo bambino e bambina della sua classe.

Spesso la sera la maestra organizzava piccole gite nelle campagne appena fuori dal paese insieme ad alcuni dei suoi alunni che cambiavano a rotazione. La maestra si ricordava di non escludere nessuno dei suoi alunni dalle piccole gite.

La Bambina amava fare le piccole gite con la maestra e con i suoi compagni e aspettava con fervore che arrivasse il suo turno e le descriveva alla sua mamma come gite esplorative perché durante queste gite la maestra mostrava ai suoi bambini i segreti della campagna: i formicai, le formiche rosse e quelle nere, le farfalle, i piccoli fiori di campagna.

La Maestra, con i suoi modi semplici, insegnò ai suoi alunni a coltivare la curiosità e l’attenzione per le piccole cose. I suoi bambini appresero molto dagli insegnamenti della maestra.

La bambina presto scopri di avere un problema: nonostante le piacesse molto scrivere faceva un sacco di errori di ortografia.

La Maestra notò questo piccolo problema della bambina e infatti quando correggeva i suoi compiti sottolineava in rosso i suoi errori di ortografia ma, nonostante gli errori, continuava a mettere alla sua Bambina ottimi voti.

E la bambina, nonostante gli errori di ortografia, continuò ad amare la sua materia preferita, a scrivere temi, un diario segreto, racconti e piccole poesie.

Poi la bambina iniziò a frequentare le scuole medie; l’insegnante di italiano apprezzava il modo in cui la bambina si approcciava alla sua materia, ma anche lei notò gli errori di ortografia che la bambina, ormai quasi adolescente, nonostante l’impegno, continuava a fare. L’ insegnante insegnò alla Ragazzina un trucco: le disse che ogni volta che doveva scrivere un tema, un racconto, un riassunto o qualunque altra cosa poteva farlo liberamente senza preoccuparsi di commettere errori di ortografia ma semplicemente mettendo un puntino affianco alle parole sulla cui corretta scrittura nutriva dubbi. Una volta finito il suo elaborato la Ragazzina avrebbe dovuto rileggere da capo il proprio elaborato e, con il dizionario di lingua italiana, avrebbe dovuto cercare le parole sulla cui corretta scrittura era incerta. La ragazzina imparò a compensare le sue lacune ortografiche con il metodo insegnatole dall’insegnante e ben presto smise di fare errori di ortografia.

La ragazzina non abbandonò mai quel metodo e se lo portò dietro alle superiori e poi all’università.

Ogni volta che c’era una prova scritta da affrontare lei si portava dietro il suo dizionario di lingua italiana e lo usava.

In realtà poi, nel corso del tempo, la Ragazza trovò strategie del tutto personali per compensare questo suo problema e smise quasi del tutto di fare errori di ortografia, ma continuò comunque ad usare il Dizionario di lingua italiana quale compagno fidato che la rassicurava nel momento in cui doveva scrivere.

Non mancarono però momenti imbarazzanti in cui, dovendo scrivere qualcosa, benché ormai sapesse a memoria come quel qualcosa andava scritto,  le veniva il dubbio, e la paura di fare brutte figure.

Poi, fortunatamente, entrarono in commercio i computer e programmi che contenevano world che le consentirono di scrivere con molta più facilità, grazie al sistema di correzione automatica.

E fu cosi che la bambina, diventata ragazzina, poi ragazza e oggi donna, nonostante il suo problema, si diplomò e poi si laureò.

L’insicurezza di scrivere in modo sgrammaticato alla ragazza è rimasta e, probabilmente,  le rimarrà per sempre, però, nel corso del tempo, ha imparato che può non vergognarsi dei suoi errori;

infondo tutti commettiamo errori e, come dice il grande Gianni Rodari nel suo bellissimo libro ” la Grammatica della Comunicazione” che consiglio sia agli insegnanti che agli alunni, ogni errore è una possibilità di sviluppo per la fantasia.

 

Alla fine della storia vi confesso una cosa per me essenziale: quella bambina, ormai donna, ero e sono io.

La mia è la storia di una bambina che, a parte qualche piccolo trauma che ciascuno di noi in qualche misura e in qualche fase del proprio percorso di studi vive,  è stata molto fortunata a incontrare nei primi anni del proprio apprendimento scolastico insegnanti estremamente attenti a valorizzare le sue risorse piuttosto che a focalizzarsi sui suoi  limiti.

Devo però ammettere che non tutti i bambini hanno questo tipo di fortuna.

I tempi però oggi, fortunatamente, sono cambiati e la disgrafia come anche la dislessia e la discalculia vengono attualmente raggruppati all’interno dei Disturbi Specifici dell’ Apprendimento.

Personalmente tendo ad avere un pessimo rapporto con le diagnosi quali etichette per identificare le persone, c’è però un bel libro di Giacomo Stella, di cui ora, essendo in vacanza al mare, non so darvi il titolo, in cui viene data una lettura, rispetto all’importanza di fare diagnosi, che mi piace molto.

Lui dice che fare diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento nei primi anni di scuola ( una diagnosi vera e propria si può fare al secondo anno della scuola primaria, ma già all’ultimo anno della scuola dell’infanzia si possono valutare i prerequisiti dell’apprendimento) serve non per dare un’etichetta al bambino ma per fornirgli al più presto tutti gli strumenti compensativi e dispensativi necessari per compensare al meglio e precocemente questa sua difficoltà, salvaguardando la propria autostima.

Quando io ero bambina genitori, insegnanti e bambini non avevano a disposizione la marea di strumenti che esistono oggi per compensare a questo tipo di difficoltà e i bambini più fortunati si compensavano, anche se con molta fatica, da soli, gli altri si scoraggiavano e finivano per ritenersi incapaci e per perdere l’entusiasmo verso l’apprendimento scolastico.

Tengo molto a rassicurare i genitori di bambini che hanno questo tipo di difficoltà e li incoraggio a non temere rispetto a una diagnosi di disturbo specifico dell’apprendimento : vi assicuro che per i vostri figli sarà estremamente rassicurante trovare strumenti compensativi atti a superare il loro problema, ve lo dice una che in world trova un grande senso di rassicurazione rispetto alle proprie “gaffe” ortografiche.

Tengo moltissimo che a ciascuna mamma, ciascun insegnante e ciascun bambino o ragazzo passi questo tipo di messaggio.

Infine: qualche tempo fa mi trovavo in una scuola superiore per affrontare con alcuni insegnanti e genitori il tema dei disturbi specifici dell’apprendimento, appunto. Alla fine della lezioncina mi si è avvicinata una donna un pò più grande di me per età che mi ha raccontato di fare come professione la pediatra e di avere un disturbo specifico dell’apprendimento che, nonostante il suo interesse per la scuola, la ha fatta sempre sentire molto insicura di se e delle proprie capacità;

abbiamo parlato molto e ci siamo entrambe emozionate molto nel condividere le nostre storie e entrambe siamo arrivate alla conclusione che, fortunatamente, oggi esistono gli strumenti adatti che consentono ad ogni bambino e bambina di affrontare questo tipo di problema con meno fatica rispetto a come è stato per noi.

Per finire: buon inizio scuola a tutti, ma in particolare a quei bambini che tra poco inizieranno la prima elementare; vedrete che vi piacerà tantissimo andare a scuola e imparerete un sacco di cose preziose per la vita.

 

 

 

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