Un’altra Dimensione

” Quando sei un bambino
impari che ci sono tre dimensioni:
altezza, larghezza e profondità.
Come una scatola da scarpe.
Più tardi capisci che c’è una quarta dimensione:
il tempo.
Hmm.
Poi alcuni dicono che c’è ne sono cinque, sei, sette…

Stacco da lavoro,
mi faccio una birra
al bar.
Guardo il fondo del bicchiere
e sono contento”.
Ron Padgett

Per l’essere umano Il Tempo e lo scorrere del tempo assumono significati differenti a seconda delle fasi del proprio ciclo vitale.

Quando si è piccoli si ha una concezione del tempo molto diversa rispetto a quella che si ha in età adulta o durante la vecchiaia.

J. Piaget, famoso psicologo infantile, collega la nozione di tempo a quella di movimento e di velocità. Piaget, in seguito a un serie di esperimenti effettuati sul campo, chiarisce che la nozione di velocità viene acquisita dal bambino precocemente, quella di  tempo, determinata dal rapporto tra un’attività svolta e la velocità con cui tale attività è stata compiuta, viene acquisita invece in modo molto graduale e cambia durante le varie fasi di sviluppo.

A tre, quattro anni i bambini hanno una concezione di tempo molto diversa rispetto a quella di noi adulti.

I verbi d’elezione che loro utilizzano in questa fase dello sviluppo sono:

1) adesso, con cui si riferiscono al presente

2) Prima, con cui si riferiscono al passato

3) Dopo, con cui si riferiscono al futuro sia prossimo che remoto.

Per i bambini di questa età “domani” e “dopodomani” sono termini incomprensibili e vengono racchiusi all’interno del concetto di “dopo” che,in qualche modo, li rassicura rispetto a un punto di riferimento più vicino a sè. I bambini di quella fascia di età riescono a proiettarsi più facilmente nel futuro se dialogando con loro ci si riferisce a eventi specifici di cui già in passato hanno fatto esperienza e che fanno parte dei propri ricordi; in termini pratici se noi diciamo a un bambino di proiettarsi nel prossimo venticinque dicembre o nel prossimo mese per lui risulterà difficile; se invece gli diciamo che tra un po’ arriverà il Natale lui riuscirà con maggiore facilità a proiettarsi verso quel’evento futuro e a immaginare tutto ciò che il Natale comporta, poiché potrà attingere a esperienze del passato per immaginare il futuro.

Il cervello dei bambini, come riferiscono molteplici studi scientifici, è capace di fare associazioni estremamente complesse; il cervello infantile è dotato di due processi cognitivi importanti: L’ “oblio estremo” e la “memoria ritardata”. L’oblio estremo riguarda il fatto che quando a un bambino vengono insegnate due cose correlate e in sequenza loro dimenticano la prima per lasciare spazio alla seconda. Il ricordo ritardato invece si riferisce al fatto che, alcune volte, i  bambini riescono a ripescare dopo giorni ciò che in apparenza  sembrava avessero dimenticato inizialmente. Sloutsky spiega che probabilmente il tempo elimina quella sorta di interferenza che inizialmente impedisce al bambino di ricordare tutte le informazioni. I bambini hanno bisogno dunque di tempo per associare tutte le informazioni.

Ciascuno di noi per organizzare la propria vita ha bisogno di punti di riferimento temporali che gli consentano di dare una collocazione agli eventi del passato e a colllocare, progettare, organizzare il presente e il futuro. A proposito di punti di riferimento temporali, nel 1962 Michel Siffre, un esploratore francese, si seppellì per due mesi dentro una grotta, a molti metri di profondità e a diversi gradi sotto zero.  Si privò di tutti gli strumenti utili per l’orientamento temporale quali orologi, albe, tramonti, luce, buio, stagioni, compleanni etc. Dopo un brevissimo periodo iniziò a perdere il senso del tempo e a sentirsi sempre più disorientato. Iniziò a confondere le ore con i secondi e i minuti con le ore e a volte gli sembrava che ore, secondi e minuti accadessero contemporaneamente. Dopo qualche settimana si trovò sorpreso davanti alla richiesta che gli venne fatta dalla superficie di riemergere con un mese di anticipo. Una volta riemerso si rese però conto che quelli che a lui erano sembrati solo 34 giorni in realtà erano stati due mesi. Era avvenuta una distorsione temporale.

Ciascuno di noi attua quotidianamente numerosi processi di distorsione temporale, di regressione nel passato e di proiezione nel futuro che rientrano nella sfera dei processi ipnotici.

Ricordate quella volta in cui, mentre guidavate l’auto, la radio ha trasmesso quella famosa canzone dei The Cure che tanto spesso ascoltavate in adolescenza e, all’improvviso, vi siete ritrovati a rivivere quel bellissimo giorno della vostra adolescenza a cui da tanto non pensavate?

Oppure a qualcuno di voi potrà essere capitato, nei giorni scorsi,  di andare al cinema a vedere Trainspotting 2 e rivivere quel momento in cui, tanti anni fa, aveva visto dentro un clima che allora appariva di pura trasgressione, trainspotting 1.

Oppure a qualcun altro potrà essere capitato, il giorno o il mese prima di un esame, di proiettarci nel momento dell’esame, di immaginare le domande che gli verranno fatte o gli esisti dell’esame.

All’ interno dell’ipnosi ericksoniana il concetto di tempo assume un ruolo di primaria importanza. Nella trance ipnotica il Tempo può assumere dimensioni completamente differenti rispetto a quelle che ha nella realtà che viviamo quotidianamente. In alcune situazioni di trance il tempo può risultare dilatato, in altre ristretto. Spesso, durante la trance, viene attuata una regressione temporale a età precedenti della propria vita e a momenti significativi del passato; altre volte  Si attua una proiezione nel futuro. Naturalmente le tecniche ipnotiche utilizzano il tempo come mezzo per raggiungere obiettivi specifici all’interno del processo terapeutico e non viene usato in maniera fine a se stessa.

Bibliografia e Sitografia:

La psicologia del bambino. J. Piaget, B. Inhelder

Ipnoterapia, M. Erickson.

opere IV, M. Erickson.

http://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2014/09/15/limportanza-del-calendario

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