Ti racconto una storia ( parte II ): le favole

Spesso con il termine favole ci riferiamo sia alle fiabe che alle favole o ad altri tipi di racconto. In realtà le favole sono un tipo di racconto specifico e con caratteristiche precise che lo contraddistinguono da altri tipi di narrazione.

Quali sono le caratteristiche principali della favola?

1) i personaggi solitamente sono animali e in alcuni casi altri esseri ” non umani” ( alberi, agenti atmosferici etc. ). Il fatto che i protagonisti delle favole siano,solitamente,  animali con fattezze umane, aiuta gli ascoltatori, di solito bambini, da un lato ad immedesimarsi con più facilità con i protagonisti, dall’altro lato a mantenere, nel contempo, una certa distanza da loro, resa possibile dal fatto che le fattezze dei personaggi sono molto diverse dalle proprie; ciò rassicura i bambini e gli consente di salvaguardare le proprie resistenze.

2) Le favole sono, solitamente, caratterizzate da una morale, ossia traggono spunto dalla storia per indicare a chi legge un “esempio” del modo in cui ci si deve o non ci si deve comportare o per spiegare le ingiustizie.

Perché fu inventata la favola come genere letterario?

Fedro dice che:

” non potendo difendere se stesso e non osando dire quello che voleva, uno schiavo tradusse in favolette i propri sentimenti; così, facendo finta di scherzare, potè prendersi gioco dei calunniatori senza pagare pena”.

Personalmente alle favole preferisco le fiabe, ossia preferisco un genere letterario che lasci a ciascuno la libertà di scegliere autonomamente la morale che desidera, però questa mia preferenza immagino possa essere dettata dal mio personale vissuto e dalla mia storia di vita. Immagino che autori come Fedro, a cui va l’enorme riconoscimento di aver aperto la strada ai romani verso un nuovo genere letterario che per loro era rimasto pressoché ignoto fino ad allora, avesse un vissuto tale da prediliggere questo genere letterario per dire qualcosa di se al mondo.

Rispetto alla vita di Fedro si conosce poco, sappiamo che probabilmente venne portato a Roma ,dalla Macedonia, come schiavo e, liberato da Ottaviano Augusto, pubblicò sotto il regno di Tiberio i primi due libri delle sue Favole, scritte in senari giambici, cioè nel metro poetico latino che si avvicina di più al discorso in prosa, che è quello più vicino alla gente comune.

Le favole costituiscono un modo per insegnare qualcosa rispetto alla vita, rispetto alle ingiustizie e rispetto a comportamenti “adeguati ” da tenere.

Le favole possono essere un modo per insegnare analogicamente, attraverso esempi pratici dati dai racconti di personaggi che attuano comportamenti più o meno esemplari rispetto a quelli che si vorrebbe attuassero anche le persone, qualcosa di utile e esemplicativo per i nostri figli e per noi.

Leggere ai bambini una favola può essere più utile, coinvolgente e funzionale che dirgli “questo non si fa” oppure ” questo si fa così ” oppure ” questo è giusto ” o ” questo è sbagliato”.

Per chiudere il pezzo vi trascrivo una bellissima favola di Fedro che tratta, secondo me in modo molto poetico,  dell’importanza di prendersi cura di se stessi o, detto in termini differenti, di non giudicare gli altri.  Prendetela come un piccolo augurio per un sabato all’ insegna della cura di se, arte  fondamentale per ogni essere umano.

Buona lettura ❤️❤️💙

 

Il passero da consigli alla lepre:

Non badare a se stessi e dare consigli agli altri è una sciocchezza: lo dimostreremo in pochi versi.

Ghermita dall’aquila, la lepre emetteva profondi gemiti, e il passero la rimproverava:” dov’è mai”, disse ” quella tua famosa sveltezza?”. Proprio mentre parla, lo sparviero lo afferra all’ improvviso e lo uccide, per quanto strida con inutile lamento. La lepre, più di la che di qua: ” ecco, la morte è una consolazione. Tu che poco fa schernivi i nostri mali, deplori con simile lamentela il tuo destino”.

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2 pensieri su “Ti racconto una storia ( parte II ): le favole

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