Che nessi esistono tra: una rana, un pozzo, un cerchio, un oceano, gli stati di sovrappensiero e l’ipnosi ericksoniana?

Vi è mai capitato di:

a) perdere il filo del discorso mentre parlavate con un amico

b) cercare di aprire una macchina che non vi appartiene senza badare al fatto che quella che avete davanti non è la vostra macchina

c) inciampare nei gradini delle scale perché eravate in sovrappensiero

d) dover andare a Oristano e prendere la 131 direzione Cagliari ( che si trova sul versante opposto della Sardegna, per intenderci con quelli poco pratici di geografia)

e) stare ad ascoltare la musica che vi piace prima di andare a letto, e rendervi conto, solo dopo molte ore, di aver fatto l’alba inseguendo le note

f) mettervi a leggere un libro in una panchina collocata in una strada trafficatissima della vostra città e lasciarvi assorbire talmente tanto dalla trama del libro, da smettere di sentire ogni rumore circostante

g) ritrovarvi imbambolati, dentro un museo, ad ammirare per ore la stessa opera d’arte, senza rendervi conto del tempo che è scorso

Ammetto che a me capita di vivere ciascuno di questi punti almeno una volta al giorno ( a parte il punto g, visto che al museo, haimè, non vado tutti i giorni). Se provate a fare uno resoconto rapido della giornata di oggi vi accorgerete che anche voi, persino oggi, avete vissuto almeno una di queste situazioni.

Ebbene, se vi è capitato di vivere una o più di queste situazioni potete urlare al mondo intero di possedere poteri naturali di cui, in maniera inconsapevole, riuscite a servirvi.

Questi “poteri naturali”, che possiamo definire  “stati alterati di coscienza”  costituiscono la “trance ipnotica “.

Delusi?

Scommetto che molti di voi  ( fino a poc’anzi ) associavano all’ipnosi il famoso pendolo e pensavano che consistesse nella caduta della propria mente in un sonno profondo, caratterizzato dalla perdita del controllo e da un “indottrinamento” passivo di formule magiche iniettate dall’ipnotista di turno.

Purtroppo l’idea che circola rispetto all’ipnosi è proprio questa e devo confessarvi che anche lungo la mia mente, prima che mi acingessi allo studio, alla formazione e alla pratica della psicoterapia basata sull’uso dell’ipnosi, scorrevano immagini di questo tipo.

In realtà il tipo di ipnosi a cui faccio riferimento io, l’Ipnosi Ericksoniana, è molto diverso da questo ed è anche molto più di questo.

Per spiegare cosa sia l’ ipnosi possiamo ricorrere ad un’analogia.

La nostra mente è costituita da diversi livelli di consapevolezza che possiamo paragonare a un pianoforte formato da vari tasti.

Immaginate che la vostra mente sia come un pianoforte;

immaginate di avere a disposizione un grandissimo pianoforte, uno di quelli a coda stile 800.

Immaginate che il vostro pianoforte sia formato da 88 tasti ma che voi, poco esperti di musica, vi limitiate a usare solo 10, 20 o 30 tasti, oppure solo i bianchi e trascuriate i neri, oppure che vi limitate a usare il vostro pianoforte per suonare “tanti auguri” a vostro figlio, al vostro nipotino, al vostro compagno, a un vostro amico o a una vostra amica per il compleanno ( che poi è un pó quello che mi limito a fare io con il mio pianoforte che, naturalmente, non è a coda).

Supponiamo che un giorno, dopo che vostro figlio, vostro nipotino, il vostro compagno, un vostro amico o una vostra amica vi ha regalato l’ultimo cd di Yann Tiersenn, vi venga la voglia di provare a esplorare i restanti tasti del vostro pianoforte . A quel punto non vi resterà che rivolgervi a un bravo maestro di pianoforte che vi aiuti a giocare con tutti i tasti della vostra tastiera.

La mente di ciascuno di noi, allo stesso modo del pianoforte, risulta dotata di tanti livelli di consapevolezza ma noi, spesso, ci limitiamo ad usarne solo alcuni e ne trascuriamo altri, che ugualmente ci appartengono.

L’ipnosi ci consente di usare tutti i tasti/livelli di consapevolezza  della nostra mente; fare questo ci aiuta a Esplorare nuovi modi per affrontare difficoltà o semplicemente a imparare a servirci di risorse che ci appartengono ma che, abbiamo mantenuto inesplorate.

Spesso mi capitano due tipologie di clienti:

1)  quelli spaventati all’idea di praticare l’ipnosi,  perché temono di perdere il controllo di se stessi o di dire cose che preferirebbero tenere per sè

2) quelli che si affidano a me e dicono: mi faccia addormentare e faccia di me quello che vuole, l’importante è che poi, al risveglio, io possa stare bene.

Durante l’ipnosi non avviene nessuna di queste due cose; il cliente è attivo e il processo ipnotico è un processo di scambio, di co – costruzione tra la persona e il terapeuta, una sorta di gioco di squadra in cui il terapeuta funge da capo squadra ma, di certo, non gioca da solo.

L’ipnosi spesso avviene attraverso la visione di film, la co- costruzione di storie,  di racconti, l’ascolto o l’invenzione di brani musicali, i disegni. Naturalmente avviene anche chiudendo gli occhi e tramite il rilassamento progressivo etc… ESISTONO molti modi  di lavorare con l’ipnosi e viene utilizzata con i bambini, con gli adulti, con le coppie e con le famiglie. Naturalmente non esiste una modalità più valida di un’altra di fare ipnosi, si tratta semplicemente di trovare la modalità più adatta alla propria persona. Ognuno di noi, nessuno escluso, è capace di andare in trance perché, come abbiamo visto, ciascuno possiede “per natura” questi “poteri”, semplicemente siamo poco abituati a utilizzarli.

Infine, mi piace concludere il pezzo con una piccola e bellissima storiella indiana che parla di confini e di limiti che spesso ci autoimponiamo, una storiella che io reputo molto ipnotica:

Un giorno , nel piccolo pozzo in cui una rana è vissuta tutta la vita,
salta una rana che dice di venire dall’oceano.
– L’oceano? E cos’è ? – , chiede la rana nel pozzo.
– Un posto grande, grandissimo- , dice la nuova arrivata.
– Gande come? –
– Molto, molto grande .-
La rana nel pozzo traccia con la zampa un piccolo cerchio sulla superficie dell’acqua.
– Grande cosi? –
– No. Molto più grande. –
La rana traccia un cerchio più largo:
– Grande cosi? –
– No. Più grande. –
La rana allora fa un cerchio grande quanto tutto il pozzo che è il mondo da lei conosciuto.
– Cosi ? –
– No. Molto, molto più grande – , dice la rana venuta dall’oceano.
– Bugiarda ! – urla Kup Manduk , la rana del pozzo, all’altra.
E non ne parla più.
( Storia indiana ).

Per il resto: buonanotte❤️.

 

 

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