Il Mosaico e l’arte del Movimento

Ho sempre nutrito una grande passione per i mosaici. I motivi sono almeno tre:

1) amo l’idea che nulla, dentro questo mondo, vada sprecato e che ogni cosa, anche quella che può sembrare la più piccola, inutile, insignificante o banale, se utilizzata in una maniera nuova, può trasformarsi in splendida opera d’arte. L’arte del mosaico consiste proprio nel realizzare figure di ogni tipo attraverso l’utilizzo di frammenti di conchiglie, vetro, pietre, carta. Ho letto di un artista che addirittura utilizza semi di piante per realizzare mosaici. Trovo tutto ciò fantastico.

2) Provo una grande ammirazione per la pazienza e la perseveranza che caratterizza i creatori di mosaici. Reputo una grande dote quella di chi, partendo da cose piccolissime e semplicissime come piccoli cocci, crea nella propria mente un progetto di ciò che vuole andare a fare e poi lo realizza tassello dopo tassello, con perseveranza e costanza e senza demordere; chi pratica questo tipo di arte secondo me vive dentro una dimensione spazio – temporale completamente diversa rispetto a noi, uomini e donne abituati alla frenesia dei tempi stretti e delle pennellate fatte tutte d’un fiato e nell’arco di appena mezzo minuto.

3) i mosaici hanno tanto da insegnarci anche rispetto ai punti di vista, al grandangolo, al primo piano. Infatti se noi guardiamo un  mosaico da vicino capiremo ben poco dell’opera, ci limiteremo a osservare pezzi di pietra, o di quant’altro, che ci sembreranno accostati tra loro in una maniera insensata. Man mano che proviamo ad allontanarci, possiamo notare come l’opera inizia a prendere forma e come, ciò che visto da troppo vicino poteva sembrare insensato o addirittura fastidioso per la vista, osservato  da una maggiore distanza si trasforma in una vera opera d’arte.

Ritengo che i mosaici possano rappresentare una bella metafora rispetto ai problemi della vita e rispetto a come la soluzione di ciascuna delle difficoltà che ci tormenta, spesso, sia rintracciabile dentro i problemi stessi; può sembrare scontato ma , praticare un pó di sano movimento morfogenetico verso distanze non troppo ravvicinate, a volte può bastare per consentirci di scorgere soluzioni che, da vicino, risulterebbero difficili da intercettare. E se uno spostamento non basta, ci si può spostare più volte, fino a trovare la giusta posizione; bisogna dotarsi semplicemente di pazienza, perseveranza e testardaggine; un po’ come si fa con la fotografia: le foto più belle  spesso nascono da posizioni scomodissime.

Mi piace concludere il pezzo con una bellissima frase di Schopenhauer che parla proprio di mosaici: ” le scene della nostra vita sono come rozzi mosaici, guardate da vicino non producono nessun effetto. Non ci si può vedere nulla di bello finché non si guardano da lontano”.

Per il resto : buonanotte!

ps. Mi sarebbe piaciuto postare una bella immagine di un mosaico, ma la verità è che non ho ancora imparato come si fa. Presto imparerò !!!

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